Di seguito vengono riportate le risposte alle domande che ci vengono poste più frequentemente. In ogni caso non esitate a contattarci per qualsiasi quesito o problema non presente nella seguente lista.
Che cosa è un argilla per ceramica?
Quali sono le argille Hobby Colorobbia? Che caratteristiche hanno? A che temperature vanno cotte?
Quali sono i principali difetti riscontrabili nella cottura dell'argilla?
Quali sono i principali metodi di lavorazione delle argille?
Che cosa è uno smalto? E una Cistallina? E un colore per ceramica? E come si applicano?
Che tipi di difetti si possono riscontrare durante la cottura di smalto?
Che cosa è un argilla per ceramica?
Sostanzialmente le argille sono una forma polverizzata di roccia, e vengono generalmente classificate in due tipi a seconda della loro origine geologica:
Argille Primarie: non sono state mosse dalle forze della natura e pertanto sono le più pure e le più vicine alla formula teorica, e tutto il gruppo praticamente si riunisce intorno ad un unico tipo di argilla, il caolino, che è la base ed il componente principale della nostra terraglia bianca.
Argille Secondarie: sono invece quelle che sono state trasportate dall’azione della natura (origine sedimentaria) e hanno incorporato al loro interno impurità quali quarzo, mica, alcali, materiali carboniosi e soprattutto ossidi di ferro, da cui la colorazione tipica rossa della nostra argilla.
Chimicamente si compongono basilarmente di silicati idrati di allumina, cioè silice ad allumina combinati chimicamente con acqua, e contengono al loro interno notevoli impurità, che ne cambiano anche notevolmente le caratteristiche (colore o temperatura di cottura)
Queste sostanze minerali chiamate argille, hanno una caratteristica comune fondamentale: la plasticità, che si manifesta quando l’argilla viene a contatto con l’acqua, ed è l’aspetto principale attraverso il quale possiamo manipolarla al fine di realizzare i nostri oggetti.
In ceramica le argille necessitano, ovviamente, di cottura, e la successiva classificazione prende come riferimento le varie temperature alle quali le argille esprimono al meglio le loro caratteristiche peculiari; esse sono:
Argille Fusibili: in cottura si mantengono porose fino ad una certa temperatura (fino a 980° per le argille rosse, fino a 1040° per le terraglie bianche); una volta superate queste temperature limite esse perdono la loro porosità perché in iniziano a fondere, ossia non assorbono più l’eventuale smalto posto sopra, e tendono a deformarsi.
Sono argille alquanto plastiche, contengono percentuali più o meno alte di calcare e carbonato di calcio; nel caso delle argille rosse sono presenti anche ossidi di ferro con percentuali che possono raggiungere anche l’8%.
Sono presenti inoltre sostanze organiche ed impurità varie quali residui di fossili, gesso, ecc.
Argille Vetrificabili: queste argille si mantengono porose fino ad un a determinata temperatura, dopodichè diventano compatte, cioè greificano, e mantengono questa caratteristica per un ventaglio di temperatura abbastanza ampio, consentendo così la realizzazione di oggetti che non assorbono più.
Il punto di cottura per i gres varia da 1120° fino a circa 1200°, mentre per le porcellane può arrivare fino a 1280°
Esistono inoltre le argille Refrattarie, che raggiungono temperature di cottura intorno a 1500°, il cui uso è però destinato solamente materiali tecnici ed industriali.
Le argille così come vengono estratte dalla cava non sono generalmente utilizzabili, ma vengono sempre per così dire “corrette” al fine di ottenere un prodotto lavorabile.
Normalmente il corpo delle argille di nostra produzione è ottenuto da una miscela di argille e materie prime di natura diversa opportunamente omogeneizzate tra loro, ragione per cui chiamiamo i nostri prodotti impasti.
Al momento dell’estrazione dalla cava, che avviene normalmente con mezzi meccanici, l’argilla viene stoccata in grandi quantità per farla stagionare ed esporla ai vari agenti atmosferici almeno per un anno: infatti in questa maniera si cominciano a decomporre le sostanze organiche contenute all’interno dell’argilla stessa rendendola più plastica, e che andranno eliminate pressoché totalmente al fine di ottenere un prodotto usabile.
Successivamente le argille vengono fatte decantare in grandi vasche con acqua al fine di espellere i sali contenuti all’interno e le materie organiche residue.
La barbottina cosi ottenuta viene miscelata con altre argille trattate sempre allo stesso modo, componenti e correttori vari, passata attraverso vari setacci dalle maglie via via più fini.
Abbiamo così ottenuto una barbottina omogenea, con le caratteristiche richieste: ora viene filtrata in speciali macchinari chiamati filtropresse: esse comprimono la barbottina al fine di espellere l’acqua contenuta al suo interno (lo stesso principio della torchiatura dell’uva, per intenderci) e la durezza finale dell’argilla viene determinata dalla quantità più o meno di acqua che viene così espulsa.
L’ultimo procedimento è la degassatura, ossia l’argilla viene compattata e tutta l’aria contenuta al suo interno viene tolta, e così otteniamo il pane di argilla come tutti lo conosciamo.
Seccando totalmente la barbottina si ottengono gli impasti essiccati per colaggio
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Quali sono le argille Hobby Colorobbia? Che caratteristiche hanno? A che temperature vanno cotte?
ARGILLE ROSSE
APC 5 – AFD 57 – AFD 55: normalmente chiamato Maiolica, questo è l’impasto tradizionale Colorobbia: è composto da una miscela di più argille, la temperatura massima di cottura è 980°C.
AFD 65: argilla pirofila, cioè adatta per la realizzazione di oggetti che possono essere posti sulla fiamma, di colore arancio. Ovviamente, data la bassa dilatazione di questo impasto, tutti gli smalti che vi verranno posti presenteranno il fenomeno del cavillo, temperatura massima di cottura 980°.
AFD 70: argilla dal caratteristico colore rosso intenso, che per la sua discreta resistenza agli sbalzi termici può essere utilizzata per la realizzazione di pezzi da mettere all’esterno oppure per oggetti da cucina non destinati alla fiamma (forno, microonde, ecc.). Anche in questo caso la temperatura massima di cottura è 980°C.
AFD 110: argilla Galestro, trova la sua massima espressione nella realizzazione di oggetti per l’esterno e anche per sculture. Le sue innate caratteristiche la portano, dopo la cottura, a striarsi di bianco (effluorescenze saline) e a perdere calcinelli (naturalmente presenti nell’impasto), in modo da farle assumere un aspetto invecchiato molto bello, temperatura massima di cottura 970°C
AFD 111: ha le stesse caratteristiche dell’argilla Galestro AFD 110, ma è di colore nero.
TFR 1820: impasto avente le stesse caratteristiche dell’ AFD 55, ma con l’aggiunta di chamotte al suo interno, adatta alla realizzazione di pezzi grandi anche in scultura.
TSC 2070: impasto rosso in polvere, per la realizzazione di oggetti a colaggio nelle stampe in gesso, temperatura massima di cottura intorno a 980°C
TERRAGLIE BIANCHE
TFF 1503 – TFF 1504 – TFF 1505: impasto bianco derivante dalla miscela di argille caoliniche e carbonati di calcio e magnesio, temperatura massima di cottura 1020°C.
TFR 1800: impasto avente le stesse caratteristiche della TFF 1505, ma con l’aggiunta di chamotte al suo interno, adatta alla realizzazione di pezzi grandi anche in scultura.
TSC 2050: impasto bianco avente le stesse caratteristiche dei precedenti, fornito in granuli, adatto alla realizzazione di oggetti a colaggio nelle stampe in gesso, previa aggiunta di un opportuno fluidificante (silicato di sodio) FSC 2500 o FSC 2510 sempre da noi fornito.
ARGILLE REFRATTARIE E GRES RAKUCLAY
MHC 257: argilla semirefrattaria color avorio, con chamotte (silice in granelli) media di granulometria compresa tra 0 e 0,5, adatta alla realizzazione di oggetti per raku e sculture, dalla buona resistenza allo sbalzo termico, per temperature fino a 1100°C.
MHC 747: argilla semirefrattaria dalle medesime caratteristiche della MHC 257, ma con chamotte di granulometria maggiore compresa tra 0 e 1,5 adatta alla realizzazione di oggetti di dimensioni notevoli.
MHC 885: argilla semirefrattaria bianca, con aggiunta chamotte di granulometria media 0 – 0,5 adatta alla realizzazione di oggetti per raku e sculture, dalla ottima resistenza allo sbalzo termico e che consente, essendo essenzialmente un gres, di raggiungere temperature fino a 1300°C.
MHC 886: argilla semirefrattaria bianca avente le stesse caratteristiche della MHC 885, ma con aggiunta di chamotte di granulometria maggiore compresa tra 0 e 1,5.
MHC 887: come la MHC 885 ma di colore rosso.
MHC 888: come la MHC 886 ma di colore rosso.
MHC 889: come la MHC 885 ma di colore nero.
MHC 890: come la MHC 886 ma di colore nero.
SERIE MODELLING CLAY: terraglie colorate con all’interno una chamottatura molto fine, disponibili in sei colori (nero, rosso, rosa, bleu, verde e giallo) lavorabili in tutte le maniere e anche adatte alla scultura. Per temperature fino a 1020°C.
SERIE PLAYCLAY: serie di argille colorate che induriscono a freddo. Disponibili in sei colori (bianco, terracotta, nero, verde, bleu e giallo) può anche essere cotta: in tal caso la nera, la verde e la bleu diventeranno bianche, la terracotta e la gialla rosse. Ciò e dovuto al fatto che l’argilla è colorata con pigmenti non resistenti alla cottura.
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Quali sono i principali difetti riscontrabili nella cottura dell'argilla?
PRINCIPALI DIFETTI RISCONTRABILI SU ARGILLE E TERRAGLIE:
Formazione di Bolle: è causata da una cottura eccessiva, e il modo di correggere questo difetto è quello, ovviamente, di cuocere ad una temperatura inferiore. Talvolta, cuocendo troppo velocemente pezzi non perfettamente essiccati, l’umidità contenuta all’intero non riesce a fuoriuscire perchè la velocità eccessiva di cottura chiude la porosità esterna.
Deformazioni: sono causate o da una essiccazione troppo repentina oppure da una cottura troppo elevata.
Fessurazioni: il forno che raffredda troppo rapidamente, o l’apertura della porta dello stesso ad una temperatura troppo alta possono dare origine a fessurazioni dell’oggetto.
Incrinature da essiccamento: sono dovute alle cause più svariate, le più frequenti sono:
- disomogeneità nello spessore del pezzo, troveremo infatti zone completamente asciutte ed altre ancora umide: le tensioni che si producono al confine di queste due zone portano ad una incrinatura;
- essiccazione irregolare di un pezzo avente lo stesso spessore ma con zone essiccate differentemente;
- reumidificazione del pezzo una volta secco.
E’ comunque buona norma far asciugare i pezzi lentamente, mai esponendoli a fonti di calore dirette o al sole, meglio se coperti con pellicola trasparente.
Incrinature nella cottura: le cause più frequenti sono:
- il pezzo e smaltato solo all’interno o solo all’estero con smalti molto aggressivi;
- la temperatura del forno viene fatta salire troppo rapidamente entro i primi 450° di cottura.
- vengono cotti pezzi non completamente essiccati.
Imperfetta adesione dello smalto: normalmente l’oggetto è troppo cotto e non assorbe (vetrificato) oppure la superficie è stata sporcata (anche il solo contatto con una mano sudata può essere sufficiente): in questo caso carteggiare con carta abrasiva fine e ripulire il pezzo perfettamente dalla polvere.
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Quali sono i principali metodi di lavorazione delle argille?
METODI DI FOGGIATURA
TORNIO – CALCO – LASTRA – MODINE – COLOMBINO – RIFINITURA
PRIMA COTTURA O BISCOTTATURA
Tornio: la foggiatura al tornio e il sistema classico e maggiormente diffuso per la realizzazione di oggetti in ceramica. La prima operazione, fondamentale per la riuscita del lavoro, è la centratura della palla d’argilla sul piatto rotante del tornio: se non fosse perfettamente centrata essa girerebbe in maniera eccentrica sul tornio e la realizzazione di qualsiasi cosa sarebbe impossibile; il passaggio successivo è la sfondatura al centro della palla d’argilla, in modo di iniziare a tirare su i bordi dell’oggetto e determinare lo spessore del fondo: uno spessore troppo sottile del fondo porterebbe alla rottura durante l’essiccazione, uno spessore troppo grande probabilmente determinerebbe una rottura durante la cottura di biscotto. Possiamo ora iniziare a sollevare le pareti del vaso ed arrivare all’altezza desiderata e centrare così, oltre al piede, anche la bocca del vaso. Infiliamo una mano all’interno del vaso e, cominciando dalla parte inferiore, spingiamo verso l’esterno al fine di creare la pancia del vaso, tenendo sempre sotto controllo gli spessori delle pareti. Una volta terminata l’esecuzione possiamo rifinire il vaso a piacimento e procedere al distacco dello stesso dal piatto del tornio con il cavetto tagliargilla d’acciaio.
Calco: Il sistema consiste nel pigiare l’argilla all’interno di forme in gesso, preventivamente preparate, pigiando con i pollici lungo tutto lo stampo e cercando, cosa più importante, di mantenere lo spessore dell’argilla il più uniforme possibile. Rifiniamo il bordo esterno con uno spessore maggiore, con una stecca o con il solito cavetto di acciaio rifiniamo il bordo, dopodichè attendiamo per un certo periodo che il gesso della stampa assorba acqua dall’argilla in modo che l’oggetto si stacchi facilmente: ripuliamolo accuratamente da eventuali imperfezioni e/o rimasugli di gesso.
Lastra: il sistema è praticamente identico al presedente, solamente che l’argilla da applicare sulla forma in gesso sarà costituita da una lastra ottenuta da una roller per la produzione di lastre.
Modine: è un metodo ancora molto in uso per la realizzazione di piatti, soprattutto di grande diametro: per la realizzazione è necessaria una forma in gesso del piatto, sopra il quale viene posto una lastra di argilla di diametro leggermente superiore a quello della stampa, dopodichè si inizia a far aderire la lastra alla stampa esercitando una certa pressione sulla lastra stessa con le mani ben bagnate, per passare poi alla calibratura con una apposita sagoma, che corrisponde alla sottostante stampa. Ovviamente l’oggetto andrà poi ripulito delle sbavature e rifinito con la spugna. Per una perfetta riuscita dell’oggetto si raccomanda l’uso di argilla molto morbida, ancora più di quella da tornio.
Colombino: questa tecnica consiste nella sovrapposizione di più “bigoli” di argilla, realizzati a mano o con le nostre trafile, e successivamente rifiniti per ottenere una superficie perfettamente liscia.
In ogni caso, tutti gli oggetti realizzati andranno fatti essiccare molto lentamente, meglio se coperti da una pellicola di plastica trasparente, e mai esposti direttamente alla luce del sole o a fonti di calore.
Prima che l’essiccazione sia completa andranno ulteriormente rifiniti con l’ausilio di apposite stecche o mirette.
Infine si procederà all’infornatura degli oggetti per la successiva cottura di biscotto.
Questa fase è fondamentale perché la cottura non serve solamente a rendere l’oggetto utilizzabile per le fasi successive, ma soprattutto ha lo scopo di espellere, dall’argilla rossa per esempio, tutta l’anidride carbonica contenuta nel carbonato di calcio. Se così non fosse, durante la successiva cottura di smalto il rilascio del gas provocherebbe la formazione di bollicine o piccoli forellini sulla superficie smaltata, rendendo l’oggetto gravemente difettato. Bisogna inoltre evitare che, sempre durante la biscottatura, le superfici di oggetti diversi vengano a contatto, in quanto si impedirebbe la completa fuoriuscita dei gas ed anche perché il ristagno di questi gas provocherebbe la formazione di brutti aloni di colore scuro dovuti all’ossidazione della parte superficiale degli oggetti.
Le fasi di cottura del biscotto grosso modo sono il preriscaldamento, fino a circa 300° e che consente la completa fuoriuscita dell’acqua residua all’interno degli oggetti, la cottura vera e propria che prosegue fino alla temperatura massima che si intende raggiungere ed il raffreddamento, di notevole importanza in quanto le variazioni di volume degli oggetti, se accelerate repentinamente, possono portare alla rottura degli stessi.
Troverete negli allegati delle curve di cottura riferite alle argille rosse ed alle terraglie bianche.
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Che cosa è uno smalto? E una Cistallina? E un colore per ceramica? E come si applicano?
SMALTI CRISTALLINE e COLORI
CARATTERISTICHE TECNICHE – APPLICAZIONI – METODI DI DECORAZIONE
LA SECONDA COTTURA – CENNI SULLA TERZA COTTURA O TERZO FUOCO
La fase successiva alla biscottatura è quella della smaltatura; per smaltatura si intende genericamente l’applicazione di una cristallina o uno smalto su di un oggetto in biscotto.
Per Cristallina si intende un rivestimento vetroso trasparente che, fornito normalmente in polvere o liquido, viene applicato all’oggetto in biscotto per immersione, con aerografo o a pennello.
Le cristalline normalmente si dividono in trasparenti lucide, trasparenti matt o satinate, craquele, colorate.
Le temperature di cottura vanno da 920°C per le cristalline più tenere e con leggero contenuto di piombo fino ad arrivare a 980°C – 1000°C per quelle meno fusibili.
Lo Smalto è normalmente una cristallina, base per tutti gli smalti, opacizzata o con una base bianca che può essere stagno, titanio, zirconio o una combinazione di questi, oppure con una base colorata quale un pigmento.
Anche gli smalti, come le cristalline, si dividono in lucidi, matt o satinati e craquele.
Esistono poi degli smalti particolari (tipo i rossi al selenio, gialli cadmio o smalti particolari tipo i cuoi o i metallizzati) che, grazie ai loro particolari effetti, consentono di avere dei risultati particolari.
Come le cristalline, anche gli smalti possono essere applicati ad immersione, ad aerografo ed a pennello.
Come per le cristalline, le temperature di cottura vanno da 920°C per gli smalti più fusibili e con leggero contenuto di piombo fino ad arrivare a 980°C – 1000°C per quelli più duri.
Un altro fattore importante da tenere in considerazione, sia per le cristalline che per gli smalti in polvere, e la “densità” di applicazione, ossia la percentuale di acqua da aggiungere alla polvere. Non è possibile stabilire a priori quanta acqua aggiungere, dipendendo quello non solo dalla quantità di polvere ma anche dal peso specifico delle polveri. In genere le cristalline possono essere date più leggere degli smalti, che altrimenti perderebbero la loro coprenza.
I due tipi principali di decorazione sono la Sottocristallina o Sottovernice e la Soprasmalto o Maiolica.
Nel primo caso sostanzialmente si decora il biscotto, ricoprendolo poi con uno strato di cristallina, mentre nel secondo caso si smalta il biscotto e successivamente si decora sopra lo smalto.
I colori usati per la decorazione sottocristallina, come i CAV serie 2000, sono a basso contenuto di fondente in quanto la lucentezza sarà garantita dalla successiva applicazione della cristallina mentre i colori soprasmalto, CAV serie 12000, hanno un contenuto di fondente maggiore in quanto dovranno lucidare sopra lo smalto.
I colori sottocristallina pronti Hobby sono maggiormente indicati per l’applicazione sottovernice: applicati soprasmalto necessitano di una leggera velatura di cristallina trasparente applicata ad aerografo.
Ovviamente è sempre possibile aggiungere del fondente ai colori, con l’avvertenza di non esagerare altrimenti potrebbero perdere la loro coprenza.
La tecnica di decorazione cosiddetta a “Terzo Fuoco” consiste nel decorare un oggetto che ha già subito la seconda cottura di smalto, ed è quindi lucido (come la porcellana bianca).
Sono colori speciali, che fondono generalmente a temperature più basse che non quelle della seconda cottura, ossia da 700°C a 820°C circa.
La loro esigenza nasce soprattutto dalla decorazione della porcellana, che subisce una cottura a temperature superiori a 1200°C, temperature alle quali non è possibile far sviluppare correttamente tutti i colori richiesti (in particolar modo i rossi) e quindi, per ottenere una decorazione viva si ricorre al terzo fuoco.
Con questa tecnica si applicano anche gli ori ed i lustri metallici, particolari colori che permettono di avere effetti di trasparenza e lucentezza metallica particolare.
I colori per terzo fuoco non possono essere sciolti con acqua, che non permetterebbe l’aderenza degli stessi su superfici lucide, ma vengono diluiti con particolari medium (olio molle, essenze varie naturali, trementine, medium acquosi) i quali differiscono tra loro per la viscosità, per la facilità di applicazione e per l’asciugatura più o meno veloce, o addirittura inesistente nel caso dell’olio molle.
I metalli preziosi ed i lustri vengono normalmente diluiti con essenza di trementina.
Si faceva sopra riferimento ad un range di temperatura compreso tra 700°C e 820°C: questa differenza è sostanzialmente dovuta al supporto sottostante:
nel caso di terzo fuoco su ceramica tradizionale o maiolica la temperatura sarà sui 700°C-720°C in quanto essa è notevolmente più tenera che non una porcellana Bone China che necessita di temperature superiori , 760°C-790°C, che a sua volta e più tenera di una porcellana bavarese che richiederà una cottura dei colori superiore agli 800°C; tutto questo per permettere sia ai colori di fondere sia di ancorarsi perfettamente alla superficie sottostante.
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Che tipi di difetti si possono riscontrare durante la cottura di smalto?
BREVI CENNI SULLE DIFETTOLOGIE DEGLI SMALTI
SFILATURE: sono generalmente imputabili o ad una fase di riscaldamento troppo veloce o ad un raffreddamento troppo veloce: in entrambi i casi si agisce su ciclo di cottura rallentandolo opportunamente.
La sfilatura in cottura differisca da quella in raffreddamento in quanto lo smalto tende a entrare nella sfilatura stessa, mente in raffreddamento il taglio rimarrà netto.
BISCOTTO POCO COTTO: come già detto, una biscottatura insufficiente non permetterà ai componenti dell’argilla di sviluppare tutti i gas, che si formeranno nella seconda cottura e provocheranno tutta una serie di forellini sulla superficie stessa dello smalto.
CAVILLO: il cavillo consiste in una serie di tagli superficiali dello smalto o della cristallina: esso è dovuto al non accordo tra il coefficiente di dilatazione dell’argilla del biscotto e quello dello smalto: generalmente si interviene indurendo gli smalti o le cristalline.
Un effetto artistico del cavillo è il craquele.
SCAGLIA: lo smalto in questo caso si sfoglia letteralmente, specialmente sui bordi, e la causa è sempre la stessa, il non accordo tra lo smalto e il biscotto sottostante: in presenza di questo difetto però non bisogna indurire ma, essendo un fattore tecnico opposto al cavillo, ammorbidire lo smalto o la cristallina, aggiungendo opportuni fondenti quali una cristallina craquele.
STRAPPATURA DELLO SMALTO: nel caso che l’oggetto venga smaltato con una quantità eccessiva, sia essa applicata ad immersione che spruzzata, nei punti di maggior spessore o nei pressi di eventuali gocce possono verificarsi dei vistosi ritiri dello smalto detti strappi.
In questo caso bisogna diluire ulteriormente la soluzione acqua-smalto oppure, in caso di applicazione ad aerografo o a pennello, diminuire la quantità data.
ECCESSO DI COLORE: un colore applicato a pennello in maniera eccessiva, specialmente quelli più fusibili, può presentare alcuni tagli dovuti al troppo spessore: applicare meno colore.
RITIRO DELLO SMALTO: se il biscotto non è perfettamente pulito e vi sono delle zone dove non vi è assorbimento, si possono verificare dei ritiri dello smalto. Accertarsi sempre che il biscotto sia perfettamente pulito, eventualmente carteggiare con carta abrasiva molto fine, in modo da asportare la parte superficiale che non assorbe, ripulire molto bene dalla polvere creatasi e successivamente smaltare: fate attenzione perché per provocare un difetto di questo tipo a volte basta maneggiare il biscotto con le mai sudate.
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